mercoledì 30 marzo 2016

Porti

Lo so, sono un mare in tempesta                                                                                                       Ma, per favore, resta.

Murales nel porto di Bari

Partire è un po' morire, non so chi lo dicesse, ma lo capisco, anche se forse per me partire è un po' vivere alla seconda, non come potenza, ma come possibilità. Il mare dà questa sensazione di possibilità infinite, come il treno che si allunga dolce e stiracchia i pensieri, come il vuoto sopra la testa negli aeroporti (l'ho già detto, c'è troppo, troppo spazio per pensare negli aeroporti).

Le corde secche e salse che si usano per gli attracchi delle navi sono piene di nodi, uno per ogni porto, e per ogni porto un bacio. E per ogni porta di casa in cui hai passato la notte, un bacio. I baci sulla porta forse sono i più belli, perché si aprono e chiudono come un occhio che spia, ammicca e si addormenta.

E allora mi domando, la vita è una corda piena di nodi, una collana infilata di baci, una sequenza di viste da finestrini e oblò? Così ci sarà sempre un altro porto, un altro bacio, un'altra finestra.

Oppure, restare. Saper scegliere di restare, magari solo per un poco, magari solo una volta.
Saper dare il tempo al vento del porto di seccartisi addosso, per poter avere, domani, nostalgia.

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